Elena Camo a Spettakolare: «“Elettrica” è il mio manifesto: accettare le proprie contraddizioni senza scegliere una sola versione di sé»

 

Dagli studi classici di pianoforte e canto lirico fino all'esplorazione del cantautorato contemporaneo, Elena Camo racconta la genesi di Elettrica, album di dodici tracce prodotto insieme a Graziano Fanelli. In questa intervista per Spettakolare, la cantautrice riflette sul valore della fragilità come punto di forza, sulle artiste che ne hanno ispirato l'espressività scenica e vocale — da Lady Gaga a Céline Dion — e sulla title track del disco, intesa come metafora di energia e libertà interiore.
 
Quando hai capito che la voce e il pianoforte sarebbero stati non solo una passione o una disciplina di studio, ma il tuo modo più autentico per comunicare con il mondo?
Non credo ci sia stato un momento preciso in cui l'ho capito. È stato piuttosto un percorso, una consapevolezza che è cresciuta insieme a me. Il pianoforte e il canto sono entrati nella mia vita attraverso lo studio, la disciplina e la formazione classica, ma con il tempo ho compreso che la musica poteva essere molto più di una competenza da acquisire o di una performance da eseguire: poteva diventare il mio modo di raccontarmi e di entrare in contatto con gli altri.
Il pianoforte, in particolare, è sempre stato per me uno spazio di libertà. Ci sono emozioni che faccio fatica a esprimere a parole, pensieri che rimangono dentro e sensazioni che non riesco a definire immediatamente. Attraverso la musica, invece, riesco a dare loro una forma, anche senza dover necessariamente spiegare tutto.
Con la voce ho scoperto un'altra dimensione, ancora più personale, perché cantare significa mettersi in gioco completamente. La voce porta con sé non soltanto la tecnica, ma anche il carattere, le fragilità e lo stato d'animo di chi la utilizza. La formazione lirica mi ha insegnato a conoscerla e a controllarla, ma è stato il percorso verso il cantautorato a farmi comprendere quanto potesse diventare uno strumento per raccontare la mia verità.
Quando ho iniziato a scrivere le mie canzoni, ho sentito di compiere un passaggio importante: non volevo più soltanto interpretare storie ed emozioni, ma raccontare anche le mie, trasformando esperienze personali e osservazioni del mondo in qualcosa che potesse appartenere anche agli altri.
Oggi penso che la musica sia il mio modo più autentico di comunicare proprio perché mi permette di essere tante cose contemporaneamente: forte e vulnerabile, istintiva e riflessiva, tecnica ed emotiva. Non devo scegliere una sola parte di me, perché nella musica possono convivere tutte.
E forse è proprio questo il motivo per cui continuo a farlo: perché ogni volta che canto o mi siedo al pianoforte, ho la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo su me stessa e, attraverso una canzone, trovare qualcuno che possa riconoscersi in ciò che provo.

Se chiudi gli occhi e torni indietro nel tempo, qual è il primo brano ascoltato a casa, la prima melodia o la prima emozione sul palco che riaffiora alla memoria?
Se chiudi gli occhi e torni indietro nel tempo, la prima cosa che riaffiora è la sensazione che la musica abbia sempre avuto un posto speciale nella mia vita. Prima ancora di comprenderla attraverso lo studio, la vivevo come qualcosa capace di emozionarmi profondamente, di catturare la mia attenzione e di farmi sognare.
Con il pianoforte è iniziato un percorso fatto di scoperte, curiosità e tanta dedizione. Ricordo quanto fosse affascinante rendermi conto che, premendo dei tasti, potevo creare qualcosa che prima non esisteva e che quella melodia poteva suscitare emozioni diverse, anche senza bisogno di parole.
Poi è arrivato il canto, che mi ha permesso di vivere la musica in maniera ancora più personale. Salire su un palco significa esporsi, sentire l'emozione attraversarti e cercare di trasformarla in qualcosa da condividere con chi ti ascolta. È una sensazione che, nonostante gli anni di studio e l'esperienza, conserva sempre una parte di magia.
La cosa che mi colpisce di più, guardando indietro, è pensare a quanta strada ci sia tra quella bambina che si avvicinava alla musica con curiosità e l'artista che sono oggi. La formazione, le esperienze e il lavoro mi hanno cambiata, ma credo che sia rimasta intatta la cosa più importante: quella voglia di emozionarmi attraverso la musica e di riuscire, a mia volta, a emozionare qualcuno.
In fondo, forse è proprio lì che si trova l'origine di tutto: nella meraviglia di scoprire che una melodia può accompagnarti per tutta la vita e continuare a raccontare qualcosa di te, anche quando sei diventata una persona completamente diversa.

Hai spesso descritto la musica come uno spazio in cui accogliere fragilità, domande ed emozioni senza filtri: se dovessi racchiuderla in una tua personale definizione, cosa rappresenta per te oggi?
Oggi definirei la musica come il luogo in cui posso essere completamente me stessa, senza dover giustificare ciò che provo o cercare di apparire diversa da come sono. È uno spazio di libertà in cui le emozioni possono esistere per quello che sono, anche quando sono contraddittorie, scomode o difficili da comprendere.
Nella vita di tutti i giorni, spesso sentiamo il bisogno di proteggerci, di mostrare agli altri la parte più forte di noi e di nascondere le nostre fragilità per paura di essere giudicati. Nella musica, invece, ho imparato che proprio quelle fragilità possono diventare una risorsa. Una delusione, una domanda senza risposta, una contraddizione interiore possono trasformarsi in una canzone e assumere un significato nuovo.
Per me scrivere e cantare significa anche questo: dare una forma a ciò che sento, provare a comprendermi e, allo stesso tempo, aprire una porta verso gli altri. Quando una persona ascolta un mio brano e mi dice di essersi riconosciuta nelle parole, capisco che un'emozione personale può diventare qualcosa di universale. È una delle sensazioni più belle che la musica possa regalarmi.

Da performer e autrice, quali voci e figure della musica hanno ispirato maggiormente il tuo modo di interpretare e dare colore alla voce?
Nel mio percorso musicale ho ascoltato e ammirato artiste diverse tra loro, perché credo che ogni voce abbia un colore particolare e un modo unico di raccontare le emozioni. Tra le figure che mi hanno ispirata metterei sicuramente Lady Gaga, per la sua versatilità vocale, la teatralità e la libertà con cui riesce a passare da un mondo musicale all'altro senza perdere la propria identità. Mi affascina il suo modo di vivere la voce non soltanto come uno strumento tecnico, ma come parte di un'espressione artistica più ampia.
Ammiro molto anche Elisa, per la sua sensibilità interpretativa, i colori della voce e la capacità di sperimentare, unendo melodie pop a sonorità ricercate. È un'artista che riesce a trasmettere emozioni mantenendo una forte personalità musicale.
Un'altra grande voce che apprezzo è Céline Dion, per la tecnica, il controllo vocale e la capacità di dare intensità e profondità a ogni interpretazione.
La mia formazione nel canto lirico mi ha insegnato a conoscere la voce dal punto di vista tecnico, mentre il pop mi ha permesso di esplorarne la spontaneità, i colori e le sfumature più personali. Oggi cerco di mettere insieme queste esperienze, senza rimanere legata a un unico modello.
Credo che le influenze siano importanti, ma che il vero obiettivo sia trasformarle in qualcosa di proprio. Quando interpreto una canzone, voglio che la tecnica sia al servizio dell'emozione e che la mia voce non si limiti a eseguire una melodia, ma riesca a raccontare una storia e a trasmettere qualcosa di autentico a chi ascolta.

Il tuo sound unisce melodie immediate a una solida tessitura vocale ed elettronica: se potessi scegliere un artista della scena italiana contemporanea per un duetto o una collaborazione, su chi cadrebbe la scelta?
Se potessi scegliere un'artista italiana con cui collaborare, mi piacerebbe molto lavorare con Elodie. Mi affascina il suo modo di interpretare il pop contemporaneo, la sua personalità artistica e la capacità di unire sonorità moderne a una forte presenza scenica.
Credo che le nostre identità musicali potrebbero incontrarsi in un brano dalle sonorità elettroniche, con un ritornello incisivo e un'interpretazione vocale capace di trasmettere energia ed emozione. Mi piacerebbe creare qualcosa che valorizzi le differenze tra le nostre voci, trasformandole in un punto di forza.
Per me una collaborazione interessante non consiste semplicemente nel mettere insieme due artisti, ma nel creare qualcosa di nuovo, che nessuno dei due avrebbe realizzato nello stesso modo da solo.

Elettrica segna un passo decisivo e maturo nel tuo percorso: come hanno preso vita queste dodici tracce e come è nata la title track che fa da manifesto al disco?
Elettrica è il risultato di un percorso di crescita, sia personale sia artistico. Le dodici tracce sono nate in momenti diversi, da emozioni, esperienze e riflessioni che, poco alla volta, hanno trovato una forma musicale. Ogni brano racconta una sfumatura diversa di me: ci sono la forza, le fragilità, le contraddizioni, le relazioni e il bisogno di affermare la propria identità senza lasciarsi condizionare dalle aspettative degli altri.
L'album è stato prodotto insieme a Graziano Fanelli, DJ, producer e produttore musicale legato a numerosi successi, con il quale ho condiviso il lavoro di ricerca sonora e la costruzione dell'identità musicale del disco. Abbiamo cercato un equilibrio tra melodie immediate, sonorità pop contemporanee, elementi elettronici e momenti più intimi. Volevamo realizzare un album vario, capace di alternare energia e introspezione, mantenendo una direzione artistica riconoscibile.
La title track, Elettrica, rappresenta il cuore del progetto e, in un certo senso, il mio manifesto artistico. L'elettricità è una metafora dell'energia che ci attraversa, delle emozioni che ci accendono e di quella forza interiore che emerge quando decidiamo di essere noi stessi. È anche qualcosa di imprevedibile, proprio come le persone: possiamo essere razionali e impulsivi, fragili e determinati, tranquilli e pieni di energia nello stesso momento.
Ho voluto che il brano esprimesse questa vitalità attraverso un sound pop moderno, con una componente elettronica capace di sostenerne il carattere e un ritornello incisivo. Ma, al di là del suono, Elettrica parla soprattutto di identità e libertà: non dobbiamo necessariamente adattarci a ciò che gli altri si aspettano da noi.

Dall'introspezione di pezzi come Quando e Niente Prove all'energia di tracce come American Express o Snake Eyes, qual è il filo conduttore che unisce le diverse anime dell'album?
Credo che il filo conduttore di Elettrica sia proprio la complessità delle emozioni umane e il fatto che nessuno di noi abbia una sola identità. Possiamo essere fragili e determinati, riflessivi e impulsivi, vivere momenti in cui sentiamo il bisogno di fermarci e altri in cui abbiamo voglia di liberarci da tutto e lasciarci trascinare dall'energia.
Brani come Quando e Niente Prove raccontano una dimensione più introspettiva, fatta di sentimenti, consapevolezze e domande personali. American Express e Snake Eyes, invece, esprimono un lato più energico e provocatorio, con sonorità che invitano a lasciarsi coinvolgere dal ritmo e a vivere la musica con maggiore leggerezza e carattere.
Anche quando cambiano il sound, l'atmosfera e l'intensità, al centro rimane sempre la mia esigenza di raccontare qualcosa di autentico. Non volevo realizzare un album in cui tutte le canzoni si assomigliassero, ma un progetto capace di sorprendere e di mostrare lati diversi della stessa persona.
In fondo, Elettrica parla proprio di questo: accettare le proprie contraddizioni senza dover scegliere una sola versione di sé. La vita non è fatta di un'unica emozione e nemmeno la musica deve esserlo. Per me, la vera coerenza artistica non significa ripetere sempre la stessa formula, ma riuscire a riconoscersi in ogni brano, anche quando cambia completamente il modo di esprimersi.

Anche se ogni canzone racconta una sfumatura diversa di te, c'è una traccia di Elettrica a cui ti senti legata in modo viscerale (magari per un verso come «Niente è sbagliato, niente è perfetto»)?
È difficile scegliere una sola traccia, perché ognuna rappresenta una parte di me e un momento diverso del mio percorso. Ogni traccia la sento mia in un certo senso.
C'è un verso che sento molto vicino: Niente è sbagliato, niente è perfetto, che fa parte della traccia Elettrica. Per me racchiude un messaggio importante: non dobbiamo vivere continuamente cercando di essere all'altezza delle aspettative degli altri, né pretendere di avere sempre tutto sotto controllo. Siamo esseri umani, con le nostre fragilità, i nostri errori e le nostre contraddizioni, ed è proprio questo a renderci autentici.

Guardando avanti, puoi svelarci qualche anticipazione in anteprima sui prossimi videoclip in uscita o sulle date dal vivo?
In questo momento sto lavorando per dare a Elettrica una dimensione visiva e live che rispecchi pienamente l'identità dell'album. Per me, infatti, una canzone non si esaurisce nella musica: anche le immagini, l'estetica e il modo di portarla sul palco contribuiscono a raccontarne il significato.
Ci saranno nuovi contenuti video legati al progetto, con una particolare attenzione all'impatto visivo e alla componente interpretativa. Mi piace pensare ai videoclip come a piccoli mondi in cui le canzoni possono prendere vita, sviluppando atmosfere e suggestioni che magari l'ascoltatore non aveva immaginato al primo ascolto.
Per quanto riguarda i live, il mio desiderio è portare Elettrica il più possibile sul palco e incontrare il pubblico dal vivo. È lì che si crea uno scambio speciale, perché ogni brano assume una nuova energia attraverso la voce, la presenza scenica e la reazione delle persone.
Non voglio anticipare dettagli prima che siano ufficiali, ma posso dire che il mio obiettivo è continuare a crescere, sperimentare e costruire nuove occasioni per far conoscere la mia musica. Elettrica è un punto importante del mio percorso, ma non lo considero un traguardo: è una nuova partenza.

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