Dalle storiche
frequenze di Lady Radio alla poesia trasformata in musica, fino al fenomeno
condiviso con la figlia Sofia nel progetto Chic Boom Boom. In questa intervista
per Spettakolare, Matilde Calamai
racconta la genesi di Baddie Mom: una
risposta ironica, street e senza filtri al conformismo e ai giudizi sociali che
gravano sulle donne e sulle madri, abbattendo stereotipi attraverso il ritmo
delle rime e uno sguardo sempre proiettato verso nuove sfide creative.
Il
tuo percorso creativo abbraccia diverse sfumature espressive: come e quando hai
sentito il bisogno di tradurre la tua voce e la tua visione proprio attraverso
la musica e le barre?
Sono cresciuta nella musica. Mio
padre, a casa, cantava e suonava la chitarra e la tastiera, spesso insieme agli
amici. La musica era una presenza costante nella nostra famiglia. Sono
cresciuta ascoltando Battisti, Baglioni, Cocciante, Tenco, Morandi, Celentano e
tanti altri. Erano le canzoni della sua generazione, ma sono diventate anche la
colonna sonora della mia infanzia.
Poi sono arrivati i miei gusti, le mie
scoperte, la passione per la musica internazionale. Ho sempre ascoltato di
tutto, passando dal pop alla dance, dall'hip-hop all'elettronica.
A vent'anni ho iniziato a lavorare
come speaker a Lady Radio. Quindi, oltre ad ascoltare musica per passione, ho
cominciato a viverla anche professionalmente. Praticamente passavo le giornate
tra microfoni e dischi. Evidentemente il microfono non aveva ancora finito con
me!
Nel 2012 ho realizzato Caos di
emozioni insieme al compositore Oliver Bruno Lapio. I testi nascevano dalle mie
poesie, raccolte in Pensieri InVersi, e Oliver le ha trasformate in musica. Ho
anche interpretato uno dei brani, Parole di sabbia.
Nel 2022 è iniziata un'altra
avventura, CHIC BOOM BOOM, insieme a mia figlia Sofia. Un progetto nato con
canzoni per bambini e cresciuto insieme a lei.
Poi Sofia è cresciuta, sono cambiati
gli argomenti, il linguaggio, le sonorità. Con Baddie Girl ha cominciato a
raccontare il giudizio delle amiche, le esclusioni, il bisogno di essere
accettata.
E io ho pensato: ma guarda che a
quarantasette anni non cambia poi molto!
A dieci anni ti giudicano le compagne,
da adulta le altre madri, i conoscenti, la società. Cambiano i personaggi, ma
la sceneggiatura è sempre la stessa. Solo che da adulta, oltre a giudicarti, ti
invitano pure alle riunioni di classe!
Non ho deciso di diventare una rapper.
Ho semplicemente trovato un altro modo di dire quello che penso. E devo
ammettere che mettere certe cose in rima è molto più divertente che discuterne
davanti a un caffè.
Qual
è il primo ricordo o la prima scintilla legata alla musica che ha lasciato un
segno dentro di te fin da ragazzina?
A casa nostra si cantava
continuamente. Lui suonava la chitarra, si accompagnava con la tastiera e
spesso si ritrovava con gli amici a fare musica.
Per me la musica non era qualcosa che
si ascoltava soltanto alla radio. Era una presenza viva, quotidiana, familiare.
Naturalmente volevo cantare anch'io.
Peccato che mio padre, quando ci
provavo, mi dicesse sempre che ero stonata!
Evidentemente non aveva previsto che
un giorno sua figlia avrebbe scritto canzoni, inciso musica e addirittura fatto
rap.
Diciamo che ci ho messo qualche
decennio a prendermi la rivincita. E soprattutto a trovare un genere in cui, se
sei arrabbiata, sembra che tu abbia semplicemente un buon flow!
Se
dovessi racchiudere in poche parole la tua personale definizione di musica –
soprattutto oggi, come spazio di totale autenticità e rottura degli schemi –,
quale sarebbe?
È uno spazio in cui puoi essere
ironica, arrabbiata, romantica, provocatoria, fragile. E puoi essere tutte
queste cose contemporaneamente, senza doverne scegliere una per risultare più
comprensibile agli altri.
Per me è sempre stata anche una forma
di racconto. Nel 2012 trasformavo le poesie in canzoni. Oggi trasformo
esperienze, contraddizioni e giudizi sociali in barre.
È cambiato il linguaggio, non il
bisogno di esprimermi.
E poi la musica ha un vantaggio
straordinario: puoi dire una verità scomoda e magari qualcuno, invece di
offendersi, comincia a ballare. Dovremmo provarci anche durante certe riunioni
condominiali!
Tra
influenze street rap, alternative hip-hop e sonorità contemporanee, quali sono
le artiste o gli artisti che hanno ispirato maggiormente la tua attitudine e il
tuo approccio al microfono?
Ho avuto un'educazione musicale
decisamente poco disciplinata!
Sono cresciuta con i cantautori
italiani che ascoltava mio padre, ma da ragazzina adoravo Madonna e avevo una
cassetta dei Boney M che consumavo a forza di ascoltarla.
Alle medie ero pazza degli Europe.
Arrivavo sempre prima a scuola e facevo colazione al bar davanti all'istituto,
con il mio latte e il jukebox. Mettevo sempre la stessa canzone degli Europe.
Sempre. Credo che il barista, quando mi vedeva entrare, avesse già voglia di
staccare la spina!
Ascoltavo anche Raf. Poi, alle
superiori, sono arrivati gli 883, la musica dance, le discoteche, i Take That e
le Destiny's Child.
A vent'anni ascoltavo Eminem, Dr. Dre,
Lauryn Hill, ma anche Groove Armada, Portishead, Café del Mar e Buddha Bar. Nel
frattempo avevo iniziato a lavorare come speaker a Lady Radio, quindi ero
immersa quotidianamente nella musica di ogni genere.
Insomma, dalla colazione con il
jukebox al microfono della radio. Prima sceglievo le canzoni con le monetine,
poi le presentavo agli ascoltatori. Oggi scrivo anche le mie.
Ho sempre amato soprattutto la musica
internazionale. Crescendo ho ricominciato ad ascoltare e apprezzare molto anche
quella italiana.
Non credo di avere un unico
riferimento musicale. Mi piace contaminare i generi, seguire le emozioni e,
soprattutto, non annoiarmi. La coerenza musicale la lascio volentieri agli
algoritmi!
Nel
panorama musicale attuale, c’è un artista o una producer con cui ti piacerebbe
particolarmente incrociare rime, flow e visione creativa?
In questo momento storico ne
sceglierei tre, per ragioni molto diverse.
La prima è Baby K. La considero una
grande professionista, capace di costruire brani forti e riconoscibili. E poi
Sofia me la fa ascoltare da quando era piccolissima. È praticamente una
presenza fissa nella nostra colonna sonora familiare.
Poi Elettra Lamborghini. Ha un talento
particolare per le canzoni orecchiabili, ballabili, quelle che ti entrano in
testa e non escono più. E mi piace anche la sua ironia.
Infine Anna Pepe. Per Sofia è un
fenomeno, una delle artiste che rappresentano maggiormente la sua generazione.
Ecco, un progetto con Anna e Baddie
Girl sarebbe interessante proprio per questo incontro generazionale.
Immaginate Baddie Mom, Baddie Girl e
Anna insieme.
Non so se il mondo sia pronto. Ma noi
sì! E Sofia probabilmente avrebbe già deciso chi deve cantare cosa.
Arriviamo
a "Baddie Mom": un pezzo potente, ironico e diretto che abbatte i
cliché sul ruolo di madre. Com’è nata l’idea di questo brano e com’è stato
condividerne l’energia anche con Sofia e il mondo Chic Boom Boom?
Baddie Mom è nata da una
considerazione molto semplice: insegniamo alle nostre figlie a non farsi
condizionare dal giudizio degli altri, ma poi noi adulte siamo spesso le prime
a subirlo.
Sofia, con Baddie Girl, racconta le
amicizie complicate, le esclusioni, le persone che cercano di cambiarti per
accettarti.
Perché crescendo le cose non cambiano
necessariamente. Cambiano le persone che ti giudicano.
Se sei una bambina devi comportarti in
un certo modo per piacere alle amiche. Se sei una madre devi vestirti in un
certo modo, parlare in un certo modo, possibilmente non esagerare mai.
Ma chi lo ha deciso? Esiste un manuale
della madre socialmente accettabile? Perché nel caso dev'essermi sfuggito.
Probabilmente ero a lavorare quando lo distribuivano!
Io faccio la modella da quando ero
ragazzina, lavoro nello spettacolo da oltre trent'anni, scrivo, recito,
dipingo, canto. Perché diventare madre dovrebbe cancellare tutte le altre parti
di me?
Con Baddie Mom ho voluto ribaltare
questi stereotipi usando l'ironia.
Non voglio insegnare a Sofia a essere
come me. Voglio insegnarle a non cambiare per essere amata.
E per farlo devo darle l'esempio.
Perché puoi ripetere a tua figlia
mille volte di fregarsene del giudizio degli altri, ma se poi sei la prima a
vivere cercando l'approvazione di tutti, il messaggio perde credibilità.
Qualche
anticipazione che puoi condividere con i nostri lettori: cosa bolle in pentola
per il progetto Chic Boom Boom nei prossimi mesi?
CHIC BOOM BOOM sta crescendo insieme a
noi e stiamo lavorando a diversi progetti.
Il 13 novembre uscirà Bestie Gelosa,
il nuovo singolo di Sofia, dedicato a un tema molto attuale tra le ragazze: la
gelosia nelle amicizie, il desiderio di esclusività e la paura di perdere la
propria migliore amica.
A dicembre arriverà un brano
cumbia-reggae, leggero, ironico e ballabile, dedicato ai primi batticuori.
Stiamo preparando anche altre canzoni.
Mi hanno detto che per essere prese in considerazione dal mondo musicale
avremmo dovuto pubblicare un brano al mese. Ecco, lo stiamo facendo. Il
problema è che quando qualcuno mi dice che una cosa è impossibile, io non sento
un avvertimento. Sento una sfida. Una pessima abitudine per chi mi sta intorno!
E poi continuo a scrivere. Ho scritto
un libro che, alla fine, ho deciso di non pubblicare, e sto lavorando a un
romanzo che, per ora, sta venendo bene. Ma sono scaramantica: preferisco
parlarne quando sarà finito.
La verità è che non ho mai amato fare
una cosa sola.
E, arrivata a quarantasette anni, non
vedo proprio perché dovrei cominciare adesso.

