Il viaggio alchemico di Massimo De Simone: dal cosmo al pop-rock viscerale di “Nonostante tutto e tutti”



Ci sono artisti che non si accontentano di abitare un solo genere musicale, ma preferiscono muoversi nello spazio dell'arte come esploratori. Massimo De Simone è esattamente così: un alchimista dei suoni che ha iniziato a dialogare con il pianoforte a soli sei anni e che oggi unisce con naturalezza pop-rock d'autore, musical e suggestioni cosmiche.

In occasione dell'uscita del suo nuovo singolo, "Nonostante tutto e tutti" (in radio dal 22 maggio 2026), lo abbiamo incontrato per fare un viaggio nella sua galassia creativa. Una chiacchierata intensa che spazia dai ricordi d'infanzia in terza persona alle grandi produzioni teatrali, fino alla voglia di riscatto racchiusa in un video-manifesto visivamente potente. Tra rigore scientifico e pura libertà emotiva, ecco cosa ci ha raccontato.

Il tuo legame con l'universo sonoro ha radici profonde e precoci: hai iniziato a studiare pianoforte a soli sei anni. Qual è il tuo primissimo ricordo legato a questo strumento e in quale momento esatto hai capito che sarebbe diventato il compagno inseparabile di un'intera vita?
Parlerò in terza persona, se non vi dispiace. Questo ricordo è ancora così intenso e struggente che guardarlo da fuori è l'unico modo che ho per raccontarlo.
Tutto comincia a sei anni. C’è un bimbo, un mix strano di timidezza e voglia di socializzare, che si ritrova a esplorare la casa di sua zia – pianista concertista e insegnante di musica. A un certo punto, si imbatte in un enorme mobile nero. Nella sua fantasia, lo interpreta un portale magico. Chiede alla zia di attraversare insieme quel varco, appoggiando insieme le dita sui tasti bianchi e neri. In quel preciso istante, il bimbo di prima svanisce, al suo posto nasce un nuovo Massimo.
Il mio primo ricordo nitido? Il contrasto pazzesco tra il freddo dei tasti d’avorio sotto le dita e il calore quasi vibrante che si sprigionava dalla cassa armonica ogni volta che ne sfioravo il mistero. Premendo quei tasti, quel calore mi entrava dritto nel cuore.
Il mio “primo pianoforte” divenne un compagno di vita che speravo non mi avrebbe mai abbandonato. Ma si sa, niente è eterno... anche se questa è un’altra storia, che potrete ascoltare, se volte, in un mio brano intitolato Vecchio pianoforte mio.

Spesso la passione per la musica si esprime in un'unica direzione, ma nel tuo caso ti muovi con naturalezza tra pop-rock, musical e musica per immagini. Come è nata e si è sviluppata questa tua identità così poliedrica e la voglia di non porti mai dei confini artistici?
Questa identità così poliedrica è nata proprio dal mio bisogno viscerale di non pormi confini. La canzone d'autore e il pop-rock mi danno l'urgenza dell'impatto immediato, la forza di un testo che fotografa la realtà — come quando parlo dell'alienazione digitale in Sogni e voglie o della speranza in Nonostante tutto e tutti. È la mia voce che parla direttamente al cuore di chi ascolta.
Il musical e il teatro (penso a progetti come Sui passi suoi o Uomo senz'anima) mi hanno insegnato la disciplina del racconto visivo e della messinscena. Lì la musica deve muovere i corpi, deve far respirare i personaggi e creare un'esperienza totalmente immersiva. La musica per immagini, le colonne sonore e quelle tracce più oniriche o "scientifiche" (come Valzer onirico o La linea di Kàrmàn), nascono invece dal mio amore per la trascendenza e la fantascienza. In quel caso, le note diventano una scenografia invisibile per i film mentali dell'ascoltatore.
Non mi pongo confini perché la creatività, per come la intendo io, è proprio un'alchimia. Se togli un elemento — che sia l'impatto del rock, l'eleganza della classica o la magia della favola — rischi di rompere l'incantesimo. Restare aperto a tutte queste sfumature mi permette di rimanere libero e, soprattutto, di continuare a meravigliarmi ogni volta che mi siedo davanti a una tastiera bianca e nera.

Nelle tue parole emerge spesso il concetto di "alchimia musicali". Se dovessi dare una tua definizione personale di musica, la descriveresti più come un rigore scientifico fatto di incastri perfetti o come una pura libertà emotiva e slancio onirico?
L’alchimia sta proprio nel far dialogare questi due opposti! Per me la musica è matematica applicata all’anima. Senza il rigore scientifico, la struttura e le regole dell’armonia, lo slancio emotivo si disperderebbe nel caos. Al contrario, senza la scintilla del sogno, un brano rimarrebbe solo un freddo esercizio di stile. La musica è l’equazione perfetta che riesce a dare una forma misurabile all’infinito dei nostri sentimenti.

Le tue influenze musicali dichiarate spaziano dal rock classico alla grande melodia italiana. Quali sono i cantanti o i compositori specifici (magari legati anche al cinema o al teatro) che hanno maggiormente influenzato il tuo modo di scrivere e interpretare le canzoni?
Da un lato ho i poster dei giganti del rock classico come Queen e Pink Floyd, maestri assoluti nel creare vere e proprie suite sonore, drammatiche e d’impatto. Dall’altro, sono cresciuto con la grandezza melodica e la poesia di Claudio Baglioni, con la teatralità di Renato Zero, e con l’eleganza di un genio come Ennio Morricone. Se guardiamo al mondo del musical, invece, la mia stella polare è indubbiamente Notre-Dame de Paris di Riccardo Cocciante. Ognuno di loro mi ha insegnato la lezione più importante: una canzone non va solo cantata, va vissuta e messa in scena.

La tua poetica esplora costantemente le connessioni tra il microcosmo dei sentimenti umani e il macrocosmo della scienza e dell'universo. C'è un artista italiano o internazionale con cui ti piacerebbe collaborare o duettare per dare vita a una nuova e inedita "alchimia" dello spettacolo?
Questo legame tra l’infinitamente piccolo del nostro cuore e l’infinitamente grande del cosmo mi fa letteralmente impazzire. Se parliamo di sogni nel cassetto, in Italia farei carte false per collaborare con Samuele Bersani: ha una capacità chirurgica e poetica unica di fotografare l’animo umano. All'estero il sogno proibito sono i Coldplay, formidabili nell'unire sonorità pop-rock a suggestioni spaziali e universali. Mettere insieme le forze per un progetto visuale e sonoro con loro? Beh, verrebbe fuori un'alchimia pazzesca!

Parliamo del tuo nuovo singolo, in radio dal 22 maggio 2026. Il brano ha una genesi profondamente biografica, che si muove tra il baratro di perdite fisiche ed economiche e la forza di un amore autentico. Ci racconti come è nata l'idea di trasformare questo contrasto in un raffinato pop-rock d'autore?
Ho scelto il pop-rock perché avevo bisogno di una sezione ritmica forte, quasi un battito cardiaco accelerato, che esprimesse la rabbia e la voglia di lottare. A questa energia ho contrapposto linee di pianoforte e archi più raffinate, perfette per cullare la parte più intima e vulnerabile della storia.

Nel video del brano, che hai diretto e prodotto personalmente insieme alla videomaker Emanuela Laurenti, l'acqua e il drone giocano un ruolo fondamentale per rappresentare la purificazione e la libertà. Com'è stato curare questa complessa trasposizione visiva e unire inquadrature intime a potenti immagini urbane e marine?
È stata un'esperienza incredibile, una vera e propria sfida creativa. Il video non doveva semplicemente "accompagnare" la musica, ma doveva diventarne il prolungamento visivo, l'incarnazione di quel galleggiamento fluido di cui parlo nelle note. L'uso dell'acqua e del drone è nato proprio da questa urgenza narrativa, ed ognuno ha svolto un ruolo preciso: l'acqua come elemento primordiale e specchio dell'anima: L'acqua rappresenta da sempre il subconscio, il luogo dove i pensieri si dilatano e le forme si fanno fluide. Curare le riprese legate all'acqua ci ha permesso di trasmettere visivamente l'idea del lasciarsi andare, del fluttuare senza il peso della gravità e delle convenzioni quotidiane. Immergersi e riemergere ha rappresentato il passaggio dal buio della resa alla luce del riscatto.
Il drone ci ha regalato "l'occhio del sogno". Volevamo staccarci da terra, cambiare completamente prospettiva. I movimenti geometrici, lenti e dall'alto con il drone servono a dare allo spettatore la sensazione di volare sopra la propria realtà, di guardare le cose del mondo da una distanza poetica e spirituale. È lo sguardo della mente che si eleva e si libera, conquistando una nuova forza.

"Nonostante tutto e tutti" viene definito il "manifesto programmatico" del tuo percorso. Dopo aver indagato temi astrofisici (come in Antimateria o La canzone dei pianeti) ed esserti dedicato a grandi musical come Sui passi suoi e Uomo senz'anima, quale novità o anteprima puoi condividere con i lettori di Spettakolare per il resto del 2026?
Grazie per questa bellissima domanda che riassume così bene le tappe fondamentali del mio viaggio. È vero: "Nonostante tutto e tutti" rappresenta una vera e propria dichiarazione d'intenti per me in questo momento. Dopo essermi spinto tra le stelle con la complessità di Antimateria e La canzone dei pianeti, e dopo aver vissuto la grande avventura collettiva e narrativa di musical come Sui passi suoi e Uomo senz'anima, sentivo il bisogno di tornare a una dimensione più intima, viscerale e, se vogliamo, terrena. Questo brano è la sintesi di tutto ciò che sono stato e la bussola per quello che verrà.

Per i lettori di Spettakolare, posso assolutamente condividere qualche anticipazione su ciò che riserverà il resto del 2026.
Il Viaggio Live: "Nonostante tutto e tutti" non rimarrà solo una traccia da ascoltare in cuffia. Stiamo definendo le date di un tour (per il 2027) che mi porterà a presentare questo nuovo capitolo dal vivo, nel quale proporrò molti dei mie brani. Sarà un set molto particolare, che sposerà l'intimità del cantautore alla teatralità che ho respirato in questi anni con i musical.
Nuova Musica in Cantiere: Il singolo è solo la punta dell'iceberg. Sono chiuso in studio per dare forma a un progetto discografico più ampio che vedrà la luce nei prossimi mesi. Posso anticiparvi che all'interno ci sarà una contaminazione forte: non mancheranno le suggestioni "cosmiche" che tanto amo, ma saranno calate in storie profondamente umane e quotidiane.
Il 2026 è un anno di ripartenza e di consolidamento. A chi mi segue dico solo di rimanere sintonizzato: il bello deve ancora venire, nonostante tutto e tutti.

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