Scrivere per esorcizzare i demoni, cantare per dare un senso al disordine interiore. Per Sgvmo, la musica non è mai stata un semplice passatempo, ma una necessità vitale nata a soli 13 anni, tra le barre introspettive del rap italiano e le suggestioni melodiche d’oltreoceano. Dalle prime tracce scaricate su eMule alla maturità di un sound urban pop moderno e identitario, il suo percorso è un viaggio fatto di ossessione creativa, fame di rivalsa e una verità nuda che non teme di mostrarsi fragile.
In occasione dell'uscita del nuovo singolo "Nelle mie mani" (dal 20 marzo in radio), un brano notturno che trasforma il senso di inadeguatezza in una dichiarazione di responsabilità, abbiamo scavato nel mondo di Sgvmo. Tra influenze che spaziano da Marracash a Billie Eilish, ci ha raccontato come il dolore possa diventare un seme e perché, nonostante le paure del presente, il domani resti un territorio tutto da conquistare.
Sgvmo, la tua passione per la musica nasce da lontano: scrivi testi da quando avevi 13 anni. Ci spieghi come questo bisogno di dare forma ai tuoi conflitti interiori si è trasformato nel tempo in un percorso artistico strutturato?
Ho iniziato a scrivere per esorcizzare i demoni che sentivo dentro, ma amavo e amo talmente tanto la scrittura e la musica, che si sono sviluppate dentro di me un’ossessione e una fame di emergere sempre più forti. Questo mi ha portato a volere con tutto me stesso vivere di musica. Non ci sono ancora riuscito, ma spero di essere sulla strada giusta.
Sei cresciuto con il rap introspettivo di Marracash e Claver Gold, ma guardi anche a Drake e The Weeknd. Qual è il primissimo ricordo legato alla musica che ha segnato l'inizio di questa evoluzione verso l'urban pop?
Il primissimo ricordo che ho del rap, e che mi ha fatto innamorare, è una traccia in particolare, scaricata da eMule nei primi del 2000. Avevo già sentito qualcosa di rap americano, ma in quel momento sentii Mr. Cartoon di Vacca e capii che il rap si poteva fare anche in italiano. Mi ricordo che fui folgorato ed ascoltai quella canzone probabilmente per una settimana di fila dal mio lettore mp3. Ero un bambino. Poi cercando meglio, emersero vari nomi del panorama urban in generale. Mai più senza.
Nella tua bio parli della fragilità non come debolezza, ma come forma di verità. In base a questa visione, qual è la tua personale definizione di musica oggi?
La musica oggi è ciò che tramette un’emozione autentica, di qualsiasi tipo. È l’arte di comunicare con suoni e testo, esprimere e trasmettere. Per molti la musica che ascoltano i ragazzi oggi è spazzatura e, per carità, i gusti sono gusti, ma è oggettivo che comunichi qualcosa, anche solo leggerezza o rivalsa, altrimenti non avrebbe questo riscontro. Ogni generazione ha i suoi suoni e i suoi temi.
Il tuo stile unisce introspezione e aperture melodiche. Oltre ai nomi già citati, quali altri artisti senti che abbiano influenzato maggiormente la maturazione del tuo "cantato"?
Ho ascoltato tanta musica e tanti artisti diversi, difficile dire chi mi ha influenzato maggiormente, forse tutti e nessuno, sento di avere una forte identità nel suono. Più che lo stile di qualche artista, mi hanno influenzato le emozioni: dai Linkin Park, ad alcune tracce più intime di Justin Bieber, ma anche Ramz o Mishlawi. Di artisti italiani mi piacciono molto Nayt, Lazza, Tiziano Ferro e Madame. Ma potrei fare altri mille nomi.
Hai citato riferimenti importanti sia della scena italiana che internazionale. Con quale artista del panorama attuale ti piacerebbe collaborare per unire il tuo immaginario cupo a nuove sonorità?
Ad oggi il sogno sarebbe collaborare con Marracash, Bresh o Madame, per suoni e temi trattati. Di internazionale direi Kendrick Lamar, Billie Eilish e Bruno Mars. Magari!
Il 20 marzo esce in radio "Nelle mie mani", un brano nato alle tre di notte in un momento di profonda riflessione. Come sei riuscito a trasformare quella sensazione di "sentirsi fuori posto" in un messaggio di responsabilità e rivincita?
Viene tutto naturale. Chi ha sensibilità si interroga, e farsi domande, purtroppo, porta nuove domande e difficilmente delle risposte. Tutto questo plasma una consapevolezza profonda, ovvero che quello che ci accadrà domani è solo in mano nostra. “Nelle mie mani” è proprio questo, domande, dubbi, riflessioni, ma tutto questo dolore dovrà servire a qualcosa e un giorno si raccoglieranno i frutti dei sacrifici. L’oggi mi fa paura, il domani anche, ma la speranza è quella che il domani non mi spaventi più.
Questo singolo rappresenta un punto di svolta nel tuo progetto. Puoi svelarci in anteprima se "Nelle mie mani" anticipa un lavoro più ampio o se ci sono già nuovi appuntamenti live all'orizzonte?
Sicuramente è un punto di svolta, ma per ora sono concentrato sul comunicare attraverso vari singoli che usciranno. Essendo coerenti tra loro, non escludo un progetto che li contenga tutti, ma per ora non penso che sarà un album. Mi sto muovendo per qualche live, non ho ancora date, ma consiglio di seguirmi sui social per non perdersi nessuna novità.

