Con “Capirai”, Alice Blasi apre uno spazio intimo fatto di silenzi, assenze e sentimenti trattenuti. Il brano si muove con delicatezza tra paura e nostalgia, raccontando l’amore come un bisogno primario di connessione: occhi da ritrovare, respiri che rassicurano, un luogo emotivo da poter chiamare casa.
La canzone vive in un equilibrio fragile tra passato e presente, senza cercare risposte definitive. È un tempo sospeso, in cui i ricordi diventano rifugio e la solitudine si trasforma in un passaggio necessario per attraversare le emozioni fino in fondo. La scrittura di Alice Blasi si nutre di frammenti di vita, immagini interiori e memorie che restano congelate tra le note, dando forma a un racconto sincero e profondamente umano.
In questa intervista, l’artista si racconta senza filtri: il suo rapporto complesso con il tempo, il valore della nostalgia e il modo in cui i ricordi influenzano la sua musica. Un dialogo che accompagna “Capirai” nel suo restare in bilico, come un sentimento che non vuole essere risolto, ma semplicemente ascoltato.
“Capirai” sembra sospesa tra passato e presente: che rapporto hai con il tempo?
Il passare del tempo non è mai stato semplice per me.
Spesso mi rifugio nei ricordi, rivivendo luoghi e momenti del passato.
Fatico a restare nel presente e mi sento spesso sopraffatta dalla paura dell’ignoto o dalla nostalgia di ciò che è stato.
La nostalgia per te è un rifugio o un ostacolo?
Credo che la nostalgia, per me, diventi spesso un rifugio, quando rivivere i ricordi è l’unico modo per sentirli ancora vicini.
Quanto i ricordi influenzano la tua scrittura musicale?
Penso che la mia scrittura sia un telaio di ricordi, tanti piccoli frammenti di vita congelati tra le note.
Questa canzone guarda più indietro o più avanti?
Questa canzone nasce per restare in bilico.
Racconta il bisogno di fermarsi, di vivere fino in fondo un’emozione e di imparare ad abbracciare la solitudine.

