Blue Rose: una battaglia interiore raccontata in “Contro il tempo”


“Contro il tempo” è una corsa contro se stessi, contro le paure che immobilizzano e contro le ferite invisibili che segnano più a fondo. Blue Rose utilizza la musica come strumento di liberazione, dando forma a un brano che parla di violenza psicologica, ma soprattutto di identità, resistenza e rinascita.

Il racconto si sviluppa come un crescendo emotivo: dalla nudità iniziale di voce e pianoforte, che espongono tutta la fragilità del protagonista, fino a un finale esplosivo in cui la chitarra diventa simbolo di rottura e forza ritrovata. È un viaggio sonoro che segue passo dopo passo il percorso di chi lotta per tornare a essere se stesso.

Abbiamo incontrato Blue Rose per approfondire il lato più intimo di “Contro il tempo”, tra ispirazioni, scelte musicali e il bisogno urgente di raccontare ciò che spesso resta nascosto.

Ci spieghi un po’ com’è nata la tua passione per la musica? Nata a Cosenza nel 2000, la musica è stata da subito il tuo "rifugio sicuro": quali sono stati i tuoi primi passi con il pianoforte? 
Ho iniziato a studiare il piano da sola a 9 anni perché avevo assistito a delle lezioni di piano di una mia compagna di classe e mi sono subito innamorata dello strumento. Da lì è nato tutto un percorso piano di alti e bassi che mi ha portato fin qui, a fare della musica la mia vita.

Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica? Magari legato a quegli ascolti rock e metal che hanno influenzato la tua scrittura fin da giovanissima? 
I miei primi ricordi sono forse quelli legati all’orchestra delle scuole medie in cui una volta in particolare abbiamo suonato un pezzo con influenze medievali "Scarborough fair" che ha ispirato il mio primo pezzo "Ma no" che ho scritto a 12 anni e poi fatto uscire nel 2020. Gli ascolti invece rock hanno contribuito alla mia voglia di sperimentare anche e alla passione per gli assoli di chitarra elettrica.

La tua definizione di musica. Per te è un racconto del vissuto, specialmente per chi è alla ricerca di sé: potresti definirla come una "bussola emotiva"? 
Si diciamo che tutti i miei pezzi sono accomunati da una ricerca musicale e una ricerca interiore. Nascono spesso da conflitti emotivi e momenti di sbandamento in cui la musica trova spazio e ristabilizza tutto.

Quali sono i cantanti che hanno maggiormente influenzato il tuo percorso artistico? Oltre alla formazione classica, quali icone del rock o del metal hanno ispirato l'energia che sentiamo nell'assolo finale di "Contro il tempo"? 
Sicuramente oltre a Bach mi sono ispirata ai Pink Floyd o al chitarrista Jeff Beck.

Con chi ti piacerebbe collaborare o duettare? Guardando alla tua evoluzione verso le tastiere elettroniche, c'è un artista che stimi particolarmente per l'uso dei synth?
Tra tutti i tastieristi/pianisti forti che ci sono ultimamente mi sento vicina alle sonorità di Robert Glasper. Tra i tastieristi italiani che stimo c’è Michele Papadia per l’utilizzo sia del piano che dei synth.

Parliamo del tuo ultimo singolo: come è nata l’idea per "Contro il tempo"? L'arrangiamento parte in punta di piedi per poi esplodere: volevi che la musica riflettesse visivamente il percorso di chi ritrova la propria forza? 
L’idea di contro il tempo è nata proprio da un esercizio di Groove che stavo eseguendo dal libro del tastierista Michele Papadia. Da lì mi è arrivata l’ispirazione per continuare con accordi e parole. Si diciamo che questo crescendo musicale è anche un crescendo emotivo che culmina con il solo di synth e il ritornello finale. 

Qualche novità che vuoi condividere, in anteprima, con i nostri lettori? Ci sono altri "racconti del tuo vissuto" in arrivo a breve? 
Ci sono tante altre canzoni pronte ad essere arrangiate e prodotte e al momento sto lavorando per esibirmi live. 


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